La competizione a livello nazionale e internazionale coinvolge sempre più le aree metropolitane e le macro-regioni, spinte verso il raggiungimento di obiettivi diversi: attrarre investimenti tramite azioni di marketing territoriale, integrare pubblico e privato con nuove strategie di governance, valorizzare le reti esistenti e il capitale sociale, avviare un nuovo modello di sviluppo locale, perseguire obiettivi di inclusione sociale e di sviluppo economico, etc. Per molte città, la spinta a rinnovare la propria offerta culturale e turistica utilizza anche i Mega eventi come occasione di riposizionamento, visibilità, sviluppo economico, turistico e culturale, e rigenerazione urbana.

I Mega eventi diventano occasioni di trasformazione urbana a cui si accompagna la creazione di strutture e servizi: dal rinnovamento delle strutture ricettive e del sistema dei trasporti pubblici, alla riqualificazione dell’impiantistica sportiva e dei musei, al recupero di aree urbane o industriali dismesse. Tuttavia, raramente gli effetti si distribuiscono equamente, producendo a volte squilibri, come nel caso della gentrification di Barcellona, Atlanta o Valencia. In altri casi, come per le olimpiadi invernali di Lillehammer in Norvegia del 1994, la città ospitante è troppo piccola per trarne reale beneficio, ma gli effetti positivi si estendono a tutta la nazione. L’impatto occupazionale, anche nel caso delle Expo, tende ad essere relativamente limitato nel tempo, concentrato nell’edilizia e nei lavori pubblici prima dell’evento, e nel turismo e nella comunicazione durante l’evento e per qualche tempo nel periodo successivo.

Le grandi Expo, soprattutto quelle universali, non sono standardizzate – come avviene ad esempio nel caso delle manifestazioni sportive – per cui hanno margini di incertezza più ampi in termini di progettazione, organizzazione e gestione dell’area espositiva, da cui la minore prevedibilità degli effetti sul territorio nel breve e lungo periodo. Le Expo sono più difficili da pianificare e da gestire anche perché non rappresentano più, come in passato, una vetrina delle conquiste nei campi della scienza e della tecnologia, ma piuttosto un appuntamento culturale, politico ed economico in cui molto dipende dalle scelte espositive dei diversi paesi. Le Expo passano alla storia non tanto per il tema, quanto per le nuove aree o architetture che ne rappresentano l’eredità, come la Tour Eiffel di Parigi (1889) o l’Acquario di Genova (1992) costruito per l’Esposizione Internazionale. Il vero problema nel caso delle Expo è il riuso delle strutture, che difficilmente potranno essere riutilizzate a fini fieristici: diventa necessaria una strategia da parte della città e della regione coinvolta nell’individuare una destinazione d’uso per fini culturali, sociali e ove possibile anche economici. Le Expo, rispetto alle Olimpiadi, presentano un’ulteriore criticità legata alla concentrazione dei padiglioni in una sola grande area, necessariamente ai margini della città centrale – mentre le strutture olimpiche possono essere distribuite sul territorio e sono più facilmente integrabili nel tessuto urbano dopo la fine dell’evento.

EXPO 2015 avrà una durata di sei mesi e coinvolgerà tutta l’area metropolitana milanese, con il fulcro di maggiore interesse nel nuovo polo fieristico di Rho e Pero, e un raggio d’azione fino al Parco Agricolo Sud Milano, che da EXPO potrebbe trarre occasione per il proprio rilancio. Un aspetto innovativo legato ad EXPO 2015 consiste in un potenziale carattere di Esposizione universale diffusa che potrebbe unire, con un asse immaginario, Milano e Torino; l’Expo potrebbe inoltre essere l’occasione per ridisegnare territorio e ambiente nella zona metropolitana milanese, completando la razionalizzazione del sistema logistico costituito da ferrovie e autostrade. D’altro canto, l’evento viene preparato nel contesto di una congiuntura economica difficile, obbligando a ripensare in una nuova prospettiva i modi attraverso cui questo Mega evento possa diventare motore di sviluppo per la città di Milano. Inoltre, la fase storica in cui la città si trova attualmente si differenzia dalle esperienze passate: il processo di riconversione da città industriale a post industriale è già in atto da due decenni, e il suo posizionamento nella competizione mondiale è già elevato in alcuni settori emergenti soprattutto legati all’industria creativa. La grande sfida dell’EXPO 2015 dovrà essere quella di saper integrare le istanze di chi progetta, chi espone e chi visiterà l’evento, ma anche di coloro che abitano la città.

benedetta.trivellato@unimib.it