Se più della metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città, questa proporzione supera i due terzi nei 28 paesi membri dell’Unione Europea, con prospettive di aumento senza precedenti e sfide crescenti per lo sviluppo sostenibile e la vivibilità delle città. Metropoli ad elevata densità di popolazione devono adeguare a esigenze crescenti i propri sistemi di erogazione di energia, trasporti e risorse idriche, ma anche edifici e spazi pubblici. Tutto ciò spinge a ricercare soluzioni ‘intelligenti’ ai problemi – che siano cioè efficienti e sostenibili, ma contribuiscano anche a generare prosperità dal punto di vista economico e benessere sociale. Ciò richiede la mobilitazione di tutte le risorse della città e il coordinamento tra gruppi diversi di attori, sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e adottando politiche integrate.

Molte città stanno quindi ridisegnando le proprie traiettorie di sviluppo futuro in chiave ‘smart’, con programmi e progetti variamente finalizzati a facilitare la mobilità, rendere i processi più efficienti, conservare l’energia, migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, accelerare i tempi di identificazione e soluzione dei problemi, nonché i tempi di risposta alle situazioni di emergenza e ai disastri naturali, raccogliere dati per prendere decisioni migliori, utilizzare le risorse disponibili in modo efficace, e condividere dati per consentire fruttuose collaborazioni tra istituzioni e settori diversi. Il percorso verso una città ‘più intelligente’ viene quindi intrapreso come parte di una nuova agenda urbana orientata a rispondere a queste esigenze e a far fronte a queste sfide. Molte città traggono benefici da questa focalizzazione, altre faticano per stare al passo.

Per quanto le aree interessate da queste trasformazioni siano numerose e multidimensionali, molti concordano sul fatto che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) svolgano un fondamentale ruolo ‘abilitante’ nell’affrontare queste sfide. Le ICT collegano e rafforzano le reti tra persone, imprese, infrastrutture, risorse e spazi, oltre a fornire strumenti organizzativi e di governance intelligenti. In questa prospettiva, un rapporto pubblicato recentemente dall’Unione Europea (‘Mapping Smart Cities in the EU’, Directorate General for Internal Policies, 2014), definisce la smart city come «una città che cerca di affrontare le questioni di interesse pubblico tramite soluzioni che sfruttano le ICT, basate su partnership locali e multi-stakeholder». Sulla base di una mappatura ampia e dettagliata delle esperienze europee, il rapporto propone quattro strade per favorire una più ampia diffusione delle iniziative smart. In primo luogo, la possibilità di espandere la portata dei progetti esistenti (aggiungendo partecipanti o altre aree) o di duplicarli in altri contesti può essere rafforzata tramite il ricorso ad una governance forte e al giusto mix di stakeholder. In secondo luogo, i cittadini risultano essere stakeholder importanti nei progetti sviluppati a livello di quartiere e nelle piattaforme tecnologiche che sostengono la partecipazione, per cui dovrebbero essere coinvolti con ruoli strategici nei processi di sviluppo e di implementazione. Terzo, la partecipazione di imprese private (idealmente con una scala operativa nazionale o sovranazionale) in qualità di attori chiave accanto agli attori pubblici e alle imprese locali può contribuire ad aumentare la portata dei progetti, per quanto vi sia anche il rischio che tali soggetti accumulino un potere di mercato troppo elevato. Infine, una maggiore cooperazione tra le città è condizione necessaria per la creazione di piattaforme ‘smart’ comuni per lo sviluppo e la sperimentazione su larga scala.

benedetta.trivellato@unimib.it